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MALATTIA E GUARIGIONE

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La conversazione con un uomo che chiamerò Andrea, che mi parla della sua malattia e la sua pericolosa volontà di affidarsi a qualcuno che fa i “miracoli”, mi ha fatto comprendere che c’è ancora confusione riguardo a «malattia e guarigione».

Quando una persona soffre, la sola cosa che vuole è non soffrire più. Purtroppo la maggior parte di noi non ha ricevuto nessuna istruzione riguardo al funzionamento del nostro sistema di pensiero. E’ quindi diffuso il credo che basti “affidarsi” o recitare un mantra o leggere un libro o persino trovare qualcuno che “guarisca” la nostra malattia per godere di buona salute. In una sola parola, cerchiamo il miracolo della bacchetta magica. Certo, abbiamo testimonianza di guarigioni “miracolose” che sembrano essere prive di logica e quindi vengono messe sul piedistallo e rese inaccessibili. In quelle circostanze neppure si prende in considerazione il potere della mente. In altre circostanze, laddove la guarigione è voluta a parole con forza e determinazione, si mette totalmente da parte la scienza e il pensiero logico affidandoci esclusivamente a “personaggi” che giocano con la vita degli altri.

SIAMO PRATICI

Se una persona si rompe una gamba sciando, la cosa più sensata da fare è trovare un buon ortopedico che le mette un gesso e contemporaneamente, se le conosce, usare tecniche e modalità alternative per velocizzare la guarigione. Una malattia grave viene diagnosticata con sufficiente precisione grazie alla tecnologia che permette di indagare a fondo e, da quel punto di partenza, si può intervenire compiendo una scelta di buon senso, sia con tecniche mediche tradizionali che non tradizionali.

Potrei fare altri esempi, ma scelgo di sintetizzare questo argomento proponendovi un punto di vista differente rispetto proprio alla parola “miracolo” che in maniera esclusiva – e a mio parere errata – viene attribuita solo ad alcune persone e ad alcune circostanze.

Quando c’è una malattia grave, al di là di tutte le considerazioni filosofiche che si possono fare, prima di tutto bisogna usare il buon senso e la praticità. Quello che intendo è di **non** usare qualunque forma di guarigione alternativa a mani basse. Alcune volte la malattia ha così presa sul corpo da rendere temporaneamente inaccessibile qualunque forma di fede o correzione. Trovo le parole di Un Corso in Miracoli appropriate.

«|…|In questo caso può essere saggio utilizzare un approccio di compromesso tra la mente ed il corpo, nel quale si crede temporaneamente che qualcosa di esterno possa guarire. Questo avviene perché un aumento di paura è l’ultima cosa che può aiutare coloro che non sono nella mente corretta, ovvero i malati. Essi sono già in uno stato indebolito dalla paura. Se vengono esposti prematuramente a un miracolo, possono precipitare nel panico. Questo è probabile che succeda quando la percezione capovolta ha indotto a credere che i miracoli facciano paura.|…| un miracolo, per raggiungere la sua piena efficacia, deve essere espresso in un linguaggio che chi lo riceve possa capire senza paura. Ciò non significa necessariamente che questo sia il più alto livello di comunicazione del quale egli è capace. Significa, tuttavia, che questo è il più alto livello di comunicazione del quale egli è capace ora. Il miracolo ha come unica meta quella di elevare il livello di comunicazione, non di abbassarlo facendo aumentare la paura. (T-2.IV.4,5)»

Se vogliamo aspettarci un miracolo, accertiamoci di dare alla parola il corretto significato. Il miracolo è una correzione dell’errata percezione, un “punto di vista differente”, un “miracoloso” cambio della percezione ordinaria che ci permette di guardare una situazione in “un altro modo”.

«|…| Quando l’ego ti tenta con la malattia, non chiedere allo Spirito Santo di guarire il corpo, perché questo significherebbe semplicemente accettare ciò in cui l’ego crede, secondo cui il corpo è ciò che deve essere guarito. Chiedi, piuttosto, che lo Spirito Santo ti insegni la giusta “percezione” del corpo, perché solo la percezione può essere distorta. Solo la percezione può essere malata, perché solo la percezione può essere errata. (T-8.IX.1:5,6)»

Il miracolo così inteso – cioè un cambio di percezione –  può guarire qualunque percezione distorta (o malata) con la stessa facilità, perché non fa distinzione di errore

«|…| La sua unica preoccupazione è distinguere fra la verità da una parte, e l’errore dall’altra. Alcuni miracoli sembrano essere più grandi di altri. Ma ricorda il primo principio di questo corso: non c’è ordine di difficoltà nei miracoli. In realtà ogni espressione di mancanza di amore non ha alcuna influenza su di te. Le espressioni di mancanza di amore possono derivare da te stesso e dagli altri, da te stesso verso gli altri, o dagli altri verso di te. La pace è un attributo in te. Non la puoi trovare all’esterno. La malattia è una qualche forma di ricerca esterna. La salute è pace interiore. Ti permette di rimanere non scosso dalla mancanza di amore dall’esterno e capace, attraverso la tua accettazione dei miracoli, di correggere le condizioni che derivano dalla mancanza di amore negli altri. (T-2.I.5:3-12)»

Questo è – a mio parere – un buon punto di partenza per ragionare su “malattia, guarigione e miracoli”, che  non hanno nulla a che vedere col corpo, bensì con una visione errata che può essere modificata e che porta all’accettazione, il primo grande passo verso la guarigione.

CONCLUSIONE

«Puoi fare molto in favore della tua guarigione e di quella degli altri se, in una situazione che richiede aiuto, pensi ad essa in questo modo:

Io sono qui solo per essere veramente d’aiuto.

Io sono qui per rappresentare Colui Che mi ha mandato.

Io non devo preoccuparmi di cosa dire o cosa fare perché Colui Che mi ha mandato mi guiderà.

Io sono soddisfatto di essere ovunque Egli voglia, sapendo che Egli viene con me.

Io sarò guarito non appena Gli permetterò di insegnarmi a guarire.»

(Un Corso in Miracoli)

 

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